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Sostenibilità ed infrastrutture: quale futuro?

Abbiamo intervistato Ilaria Delponte, Professoressa associata presso il Dipartimento di Ingegneria Civile, Chimica e Ambientale (DICCA) dell’Università degli Studi di Genova, sul tema della sostenibilità e delle infrastrutture


Sostenibilità e infrastrutture: quale connubio?
La sostenibilità nasce come un concetto prevalentemente politico e culturale, che nel tempo si è evoluto fino a diventare un principio guida per la trasformazione dei sistemi produttivi e infrastrutturali. Tuttavia, è importante non ridurre la sostenibilità esclusivamente a una serie di indicatori quantitativi, perché il suo valore principale risiede nella capacità di rappresentare un approccio, un metodo e una prospettiva strategica orientata al cambiamento.
Uno degli elementi caratterizzanti della sostenibilità è proprio la sua natura trasversale: si tratta di un concetto sufficientemente ampio da coinvolgere soggetti diversi e da adattarsi a molteplici ambiti, rendendo possibile un confronto tra istituzioni, imprese, ricerca e società civile. Nel settore delle infrastrutture, negli ultimi anni si è assistito a un cambiamento significativo nell’approccio degli operatori economici e delle grandi aziende, che hanno progressivamente integrato criteri di sostenibilità all’interno dei propri processi decisionali e industriali.
Permangono tuttavia alcune criticità. La realizzazione di infrastrutture sostenibili risulta spesso più complessa rispetto ai modelli tradizionali, sia per la necessità di integrare nuovi criteri progettuali sia per la presenza di procedure amministrative e operative ancora in fase di evoluzione. L’introduzione di certificazioni e requisiti di sostenibilità all’interno delle gare rappresenta comunque un elemento positivo, perché contribuisce a orientare progressivamente il mercato verso standard più elevati.
Il settore si trova oggi in una fase di transizione nella quale alcuni principi sono stati definiti, ma manca ancora un pieno allineamento tra normativa, strumenti operativi e capacità industriale. In questo percorso, molte aziende hanno anticipato il quadro legislativo attraverso iniziative volontarie, sperimentazioni e attività di collaborazione finalizzate a sviluppare nuovi modelli di progettazione e gestione delle infrastrutture.


Benchmark internazionale: come si posiziona l’Italia nel settore delle infrastrutture sostenibili?
Nel valutare il posizionamento dell’Italia rispetto agli altri Paesi, un elemento centrale è rappresentato dalla diffusione della cultura della sostenibilità all’interno dell’intero ecosistema produttivo. La principale sfida riguarda infatti la necessità di rendere questo approccio maggiormente capillare, coinvolgendo anche le piccole e medie imprese che rappresentano una componente essenziale della filiera infrastrutturale italiana.
Molte realtà di dimensioni ridotte mostrano interesse verso l’innovazione e la sostenibilità, ma spesso incontrano difficoltà legate alla disponibilità di risorse economiche, competenze specialistiche e capacità organizzative. Per questo motivo, il ruolo delle grandi aziende diventa fondamentale: gli operatori maggiormente strutturati possono favorire il trasferimento di conoscenze, metodologie e strumenti lungo tutta la catena del valore, contribuendo alla crescita dell’intero ecosistema.
Rispetto ai mercati del Nord Europa, l’Italia presenta ancora alcune differenze in termini di diffusione dell’innovazione e integrazione della sostenibilità nei processi industriali. Permane inoltre un certo disallineamento tra il mercato nazionale e quello europeo, soprattutto rispetto agli standard richiesti, alle modalità di gestione delle gare e alla capacità di partecipare a grandi commesse internazionali.
Per rafforzare la competitività del sistema italiano sarà quindi necessario investire nella formazione, nella diffusione delle competenze e nella creazione di condizioni che consentano anche alle imprese più piccole di partecipare attivamente alla trasformazione sostenibile del settore.


La collaborazione tra Università, imprese e consulenza strategica: il ruolo di CIELI e Chiappe Revello
La collaborazione tra mondo accademico, imprese e società di consulenza rappresenta un elemento fondamentale per affrontare la complessità delle sfide future legate alla sostenibilità infrastrutturale.
L’esperienza di collaborazione con realtà come CIELI e Chiappe Revello evidenzia la complementarità tra competenze differenti. Il mondo universitario contribuisce attraverso la ricerca, l’analisi dei fenomeni complessi e lo sviluppo di metodologie innovative, mentre la consulenza strategica permette di tradurre queste conoscenze in strumenti applicabili ai processi aziendali e alle esigenze concrete delle organizzazioni.
La consulenza strategica porta infatti un patrimonio di competenze legato all’analisi dei processi, alla comprensione delle esigenze specifiche dei clienti e alla definizione di soluzioni operative, elementi che consentono di accompagnare concretamente le imprese nei percorsi di trasformazione.
Parallelamente, strutture come CIELI contribuiscono attraverso un approccio multidisciplinare e orientato al problem solving, integrando competenze ingegneristiche, economiche e gestionali. La collaborazione tra questi mondi permette quindi di creare un collegamento diretto tra ricerca e applicazione industriale, favorendo lo sviluppo di soluzioni innovative e sostenibili per il settore infrastrutturale.
In foto: Prof.ssa Ilaria Delponte

Tecnologia, intelligenza artificiale e comunicazione: la visione di Riccardo Gabriele sul futuro delle media relations

Abbiamo intervistato Riccardo Gabriele, delegato FERPI in Toscana ed esperto in media communications nel settore vitivinicolo, per approfondire il rapporto tra innovazione tecnologica, intelligenza artificiale e futuro della comunicazione. Tra opportunità, limiti e nuove prospettive professionali, emerge una visione in cui la tecnologia non sostituisce il pensiero strategico, ma ne amplifica il valore.

L’intelligenza artificiale sta cambiando il modo di fare comunicazione. Quale può essere oggi il suo contributo concreto nelle media relations?

L’intelligenza artificiale rappresenta uno strumento sempre più utile per il mondo della comunicazione e delle media relations, soprattutto per la capacità di velocizzare analisi, raccolta di informazioni e attività di supporto operativo. Può aiutare nella ricerca di dati, nel monitoraggio delle fonti e nell’individuazione di trend emergenti. Tuttavia, il tema della qualità e dell’affidabilità dei dati resta centrale: la tecnologia dovrà ancora evolvere per garantire maggiore precisione e capacità interpretativa. La componente umana rimane essenziale per costruire relazioni, comprendere i contesti e dare valore ai contenuti.

Guardando al futuro, come evolverà il rapporto tra tecnologia e professioni della comunicazione?

La comunicazione potrà trarre grande beneficio dalle tecnologie emergenti, soprattutto nella fase di ricerca, analisi e produzione di insight. Gli strumenti digitali renderanno più efficiente il lavoro quotidiano, lasciando maggiore spazio alle competenze strategiche e creative. Questo cambiamento potrebbe generare nuova linfa per il settore e, paradossalmente, contribuire a valorizzare ancora di più il giornalismo di qualità: in un contesto ricco di contenuti automatizzati, l’autorevolezza, la verifica e la capacità di interpretazione torneranno ad avere un ruolo distintivo.

Quale consiglio darebbe oggi a chi vuole costruire una carriera nella comunicazione?

Saper utilizzare la tecnologia sarà sempre più importante, ma non sarà sufficiente. Le competenze del futuro saranno ibride: capacità analitiche, visione strategica, sensibilità relazionale e conoscenza degli strumenti innovativi dovranno convivere. La comunicazione continuerà a essere fatta di persone, reputazione e fiducia. Chi riuscirà a integrare innovazione e pensiero critico avrà gli strumenti per interpretare il cambiamento e guidarlo.

In foto Riccardo Gabriele

L’ascolto delle imprese: il caso marchigiano


Abbiamo Intervistato Giorgio Moretti, CEO di Moretti Comunicazione e Presidente Piccola Industria di Confindustria Ancona, per capire come la comunicazione e l’ascolto del territorio può mutare con l’avvento della transizione sostenibile e digitale

Come è cambiato il ruolo della comunicazione per imprese e organizzazioni?

La comunicazione è uno strumento fondamentale per le imprese e per le organizzazioni e oggi assume un ruolo ancora più centrale rispetto al passato. Non è più legata a un’attività episodica, ma rappresenta un elemento strutturale capace di costruire dialogo, generare fiducia e favorire la comprensione tra i diversi interlocutori. Per le organizzazioni, in particolare, diventa un fattore competitivo determinante. La sfida principale è rappresentata dalla molteplicità dei mezzi con cui è possibile comunicare: fino a pochi anni fa era sufficiente monitorare e gestire un numero limitato di canali, mentre oggi ci si confronta con una molteplicità di strumenti che richiedono una conoscenza approfondita dei meccanismi della comunicazione e una capacità di coordinamento sempre più integrata.

Qual è la vera novità introdotta dall’innovazione nella comunicazione?

La vera novità introdotta dall’innovazione è la velocità con cui è possibile dialogare con i propri interlocutori e la possibilità di raggiungere un pubblico molto ampio attraverso strumenti accessibili e a costi contenuti. Se in passato erano necessari investimenti significativi per amplificare la propria voce, oggi la combinazione tra tecnologie digitali, competenze e creatività consente di ottenere risultati importanti con risorse molto più limitate. Questo ha aperto nuove opportunità anche alle realtà di dimensioni minori, che possono sviluppare attività di comunicazione efficaci, ottimizzando il tempo dedicato alle attività operative e concentrando maggiormente le proprie energie sugli aspetti strategici.

Come immagini l’evoluzione futura della comunicazione?

In prospettiva, l’innovazione continuerà a trasformare la comunicazione, contribuendo a liberare le persone da molte attività ripetitive e a basso valore aggiunto. Il ruolo della tecnologia sarà quello di supportare e semplificare i processi, mentre il vero elemento distintivo resterà la componente umana. Pensiero critico, creatività, sensibilità e capacità relazionale continueranno a rappresentare il cuore della comunicazione. Saranno proprio queste qualità a permettere di dare significato, direzione e valore ai messaggi in un contesto sempre più digitale e automatizzato.

In foto: Giorgio Moretti

Innovare per competere: il futuro delle imprese italiane secondo STAM

Abbiamo intervistato l’Ing. Andrea Barbagelata, CEO di STAM, una delle più importanti realtà italiane nel settore della consulenza ingegneristica e tecnologica, per confrontarci su tematiche di frontiera come l’utilizzo delle nuove tecnologie nelle imprese italiane.

In quali settori le nuove tecnologie stanno generando il maggiore impatto oggi nel tessuto economico italiano?

Nei settori ad alta intensità tecnologica, come spazio e difesa, l’innovazione non è più un elemento distintivo: è una condizione necessaria per restare competitivi. In questi ambiti vengono integrate continuamente tecnologie avanzate, dall’intelligenza artificiale ai sistemi autonomi, dalla sensoristica evoluta al software ad alte prestazioni, per sviluppare prodotti e processi complessi. L’intelligenza artificiale rappresenta probabilmente il principale acceleratore trasversale dell’innovazione attuale, soprattutto quando integrata con automazione, gestione dei dati e capacità decisionali avanzate. In questi contesti l’innovazione non è una scelta, ma un fattore imprescindibile di competitività.


La stessa velocità di adozione si osserva anche nel resto del tessuto produttivo italiano e quali sono i principali punti di forza?

Non ancora, almeno non in modo omogeneo. Se osserviamo l’utilizzo delle nuove tecnologie nei processi interni delle imprese o nei settori che ne fanno un uso più indiretto, emergono differenze significative. Una parte del sistema produttivo italiano continua infatti a mostrare una certa inerzia nell’adozione di innovazioni avanzate. Non tutte le aziende si trovano nella stessa fase di maturità tecnologica e non tutte possiedono la medesima capacità di investimento per aumentare la propria competitività. Questa eterogeneità rappresenta uno dei principali elementi su cui lavorare. L’Italia possiede però asset molto importanti, con università, competence center e strutture di ricerca di alto livello che contribuiscono all’innovazione di un sistema produttivo dinamico ma variegato.

Questi soggetti svolgono un ruolo essenziale nel trasferimento tecnologico e nella creazione di ecosistemi innovativi. Anche territori non tradizionalmente associati alla presenza di grandi filiere industriali possono rappresentare esempi di eccellenza. La Liguria, ad esempio, ha sviluppato realtà di grande valore come START 4.0 e SIIT nel campo dei sistemi intelligenti integrati e della sicurezza. Un altro esempio significativo è rappresentato da BI-REX, uno degli otto Competence Center nazionali istituiti dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy e l’unico a guida industriale. BI-REX riunisce università, centri di ricerca e imprese di eccellenza con l’obiettivo di supportare la trasformazione digitale e l’innovazione tecnologica del sistema produttivo. È un modello particolarmente interessante perché dimostra come investimenti pubblici ben indirizzati possano generare ecosistemi innovativi concreti, sostenibili e capaci di creare valore nel tempo.


Come immagina l’evoluzione del mercato del lavoro nei prossimi anni, pensando a questo boom tecnologico?

Il mercato del lavoro si orienterà progressivamente verso competenze sempre più qualificate. Le discipline STEM avranno certamente un ruolo fondamentale, ma da sole potrebbero non essere sufficienti. La sfida sarà più ampia e riguarderà la capacità di costruire una cultura diffusa dell’innovazione, rafforzando il livello complessivo di istruzione e formazione.
Se osserviamo alcuni dati europei emergono differenze importanti: mentre la media europea dei laureati nella fascia di età compresa tra i 25 e i 34 anni supera il 43% – con l’Unione Europea che punta ad aumentare ulteriormente questa percentuale – l’Italia si colloca ancora nelle ultime posizioni, con circa il 31,6% di giovani laureati, davanti soltanto alla Romania.
Credo che questo sia uno dei principali obiettivi che dovremmo porci se abbiamo a cuore il futuro del nostro Paese: creare le condizioni per un innalzamento del livello di istruzione e delle competenze delle nuove generazioni. Le tecnologie si possono acquistare. Le competenze, invece, vanno costruite nel tempo.

In foto: Andrea Barbagelata, CEO di STAM

Come le imprese abbracciano l’innovazione: l’esperienza del DIH di Confindustria

Abbiamo intervistato Lorenzo Costa, Innovation Specialist del DIH Liguria, il nodo regionale della rete nazionale dei Digital Innovation Hub di Confindustria. Nato su iniziativa delle cinque associazioni territoriali del sistema (Confindustria Genova, Confindustria Imperia, Confindustria La Spezia, Unione Industriali Savona e Confindustria Liguria) il DIH Liguria rappresenta il punto di riferimento per le imprese sui temi dell’innovazione e della trasformazione digitale.
Il Digital Innovation Hub opera infatti come braccio operativo delle associazioni, accompagnando le aziende in percorsi concreti di sviluppo. Il suo approccio va oltre il supporto teorico: l’obiettivo è trasformare idee e progetti in soluzioni operative, contribuendo attivamente al rafforzamento dell’ecosistema digitale del territorio.

Ma come si passa dall’idea all’azione?
Il Digital Innovation Hub, forte di competenze specifiche e di una rete di contatti diretti sul territorio, accompagna le aziende lungo tutto il percorso: dall’ideazione alla messa a terra dei progetti. La sua natura associativa consente inoltre di intercettare bisogni reali e proporre iniziative coerenti con le esigenze delle imprese. Un ambito chiave di intervento è l’orientamento iniziale, rivolto alle organizzazioni che intendono innovarsi ma non dispongono ancora di una direzione chiara.

Qual è il primo passo per un’impresa che vuole innovare?
Il punto di partenza è conoscersi. Attraverso strumenti di assessment della maturità digitale, cybersecurity e AI, il DIH Liguria supporta le imprese nell’analisi delle proprie competenze digitali, nell’individuazione delle aree di miglioramento e nella definizione di un percorso di crescita strutturato. Quando necessario, il supporto prosegue con attività di follow-up e con la messa in rete di partner locali in grado di accompagnare l’implementazione delle soluzioni. Accanto agli strumenti operativi, un altro pilastro fondamentale è la diffusione della cultura dell’innovazione.

Come si costruisce una cultura dell’innovazione?
Attraverso momenti di confronto e condivisione. In questo contesto si inseriscono i “CoffeeTech”, incontri periodici che coinvolgono speaker provenienti dal mondo accademico e industriale – come IIT, Università di Genova e imprese del territorio – chiamati a raccontare esperienze concrete di innovazione. Questi eventi rappresentano anche un’occasione per dare visibilità a nuove idee imprenditoriali e favorire la nascita di nuove iniziative. Gli incontri sono organizzati con Confindustria Genova e il suo Gruppo DIXET – Gruppo d’Imprese ad Alta Tecnologia, oltre che dal DIH Liguria, adottando un approccio trasversale che abbraccia diversi ambiti, tra cui l’intelligenza artificiale.

Qual è il ruolo dell’intelligenza artificiale in questo scenario?
Tra le iniziative più rilevanti si distingue il progetto “LigurIA”, avviato con l’obiettivo di promuovere una maggiore consapevolezza nell’adozione dell’intelligenza artificiale all’interno delle organizzazioni. Il progetto si articola in diverse attività: dalla mappatura delle soluzioni presenti sul territorio alla sensibilizzazione delle imprese, fino alla creazione di gruppi di lavoro multidisciplinari che integrano competenze imprenditoriali, tecnico-scientifiche, giuridiche ed etico-filosofiche.

Innovare significa anche affrontare nuove regole?
Assolutamente sì. L’analisi degli aspetti legali e regolatori è parte integrante del percorso, non solo in ottica di business ma anche di conformità. Dopo la fase di assessment, le aziende vengono accompagnate nella scelta delle soluzioni più adeguate, con un supporto concreto nella fase di implementazione.
I numeri confermano l’impatto di queste iniziative: Confindustria Genova ha già realizzato oltre 200 assessment e partecipa alla rete nazionale dei Digital Innovation Hub, presente in ogni regione italiana. Questa rete favorisce l’accesso agli incentivi, il confronto tra territori e la costruzione di benchmark condivisi.

Ma le imprese sono davvero pronte al cambiamento?

Una delle principali criticità riguarda la cultura dell’innovazione: sovente può prevalere una certa resistenza al cambiamento e spesso è difficile tradurre la partecipazione a eventi e iniziative in azioni concrete.

Le aziende hanno le risorse per innovare?
Molte aziende stanno mostrando una crescente attenzione verso l’innovazione, ma soprattutto nel mondo delle piccole e medie imprese emerge la necessità di rafforzare competenze e figure dedicate capaci di accompagnare i processi di trasformazione tecnologica. Le realtà più strutturate dispongono spesso di team dedicati alla ricerca e sviluppo, rappresentando un modello di riferimento importante. Ridurre questo divario costituisce oggi un’opportunità strategica per sostenere la competitività e la crescita del sistema produttivo ligure.

Chiappe Revello è associata a Confindustria da oltre 40 anni dove ha consolidato nel tempo una presenza costante all’interno del sistema e partecipando attivamente alle dinamiche di sviluppo del tessuto industriale e imprenditoriale del territorio.
In foto: Logo DIH Liguria

Unical e il futuro dell’istruzione: intervista al Rettore Nicola Leone

Il 2025 segna la conclusione di due percorsi significativi: quello del Rettore Nicola Leone alla guida dell’Università della Calabria e il mio mandato all’interno del Consiglio di Amministrazione dell’Ateneo. In questi anni, ho avuto il privilegio di osservare da vicino la crescita e l’evoluzione dell’Unical, un’istituzione che ha saputo affrontare con visione e determinazione le sfide del mondo accademico e del territorio.

Per celebrare questo percorso e riflettere su quanto costruito, ho avuto il piacere di intervistare il Rettore Leone. Ne è nato un confronto che mette in luce le strategie adottate per rafforzare l’Ateneo, il valore della comunicazione istituzionale e il legame tra università e territorio.

Il mandato del Rettore Nicola Leone all’Università della Calabria: trasformazione e crescita

Rettore Leone, quale momento ritieni sia stato il più significativo del tuo mandato e come pensi abbia contribuito a definire l’identità e il posizionamento dell’Università della Calabria?

Uno dei momenti più significativi del mio mandato è stata la revisione dell’offerta formativa. Abbiamo chiuso corsi di laurea ormai poco attrattivi, aprendo la strada a nuove attivazioni di grande successo. Al mio insediamento nel 2019/20, infatti, l’Unical registrava un costante calo delle immatricolazioni, che diminuivano da più di un decennio. L’inadeguata numerosità di alcuni corsi causava, peraltro, una perdita per l’Unical di più di 6 milioni di euro annui, in termini di mancati contributi ricevuti dallo Stato. Per affrontare queste criticità, sono stati riorganizzati tutti i corsi di studio, eliminando/accorpando corsi ormai poco richiesti dal mondo del lavoro e con pochissimi iscritti, in favore di corsi di laurea innovativi e al passo con i tempi. Grazie alla riorganizzazione dell’offerta formativa, l’ateneo ha fatto registrare un significativo aumento nelle iscrizioni, che continuano a crescere, progressivamente, ogni anno. Un dato particolarmente rilevante è che ogni anno mille diplomati calabresi in più, dal mio insediamento, scelgono di iscriversi all’Unical anziché emigrare in altre università fuori regione. Questo risultato assume un valore ancora più importante se si considera il contesto generale di denatalità, che sta contribuendo alla riduzione del numero complessivo di iscritti a livello nazionale.

In questi anni, l’Ateneo ha costruito un forte legame con il territorio, favorendo il dialogo con imprese e istituzioni in un contesto sfidante. Quali sono gli esempi più concreti di questo impegno e quali sono, secondo te, le prospettive per il futuro?

Il nostro impegno nel consolidare il legame con il territorio si è manifestato in diverse iniziative concrete, a partire dall’emergenza COVID-19, quando l’università si attivò immediatamente per fornire un servizio al territorio dimostrando un impegno concreto nel supportare la comunità in momenti di crisi.​ L’azione partì con la produzione di gel disinfettante donato gratuitamente, poi la raccolta fondi per l’ospedale di Cosenza, la realizzazione di prototipi per le cure sanitarie, nonché la realizzazione di una serie di video informativi, come quello sulla preparazione del disinfettante per mani che da solo raggiunse 280.000 visualizzazioni solo sul canale Unical Youtube e fu ripreso da tutte le testate nazionali.  Un altro esempio significativo di rapporti con il territorio è la valorizzazione dell’ex Cud a Rende, che presto diventerà un Innovation palace, favorendo sinergie tra le aziende più innovative del settore hi-tech.

Inoltre, l’ex Cud già ospita il Ri-museum, dedicato al tema dei rifiuti e alle buone pratiche, e il Museo interattivo di archeologia informatica, un centro che si occupa di conservazione e valorizzazione della storia dell’informatica.​ A Cosenza, città capoluogo, abbiamo invece inaugurato il Polo delle professioni sanitarie nel Complesso monumentale di San Domenico, ospitando i corsi di laurea in Infermieristica e Fisioterapia. Questa iniziativa, che a regime porterà un migliaio di studenti in città, si unisce all’incubatore di imprese attivato da un paio di anni sempre nel centro storico, contribuendo alla sua rivitalizzazione. ​ Inoltre, l’università ha attivato a Crotone un corso di laurea interateneo in Medicina, ampliando l’offerta formativa nel settore sanitario e rispondendo alle esigenze del territorio. ​

L’università rappresenta, inoltre, un punto di riferimento culturale e sportivo per i cittadini dell’area urbana. Il Centro sportivo universitario è frequentato assiduamente dalla comunità locale, offrendo opportunità di attività fisica e benessere. Il nostro teatro propone una stagione ricca di prosa e musica, attirando appassionati da tutta la provincia. Recentemente, abbiamo inaugurato nuove sale cinematografiche aperte al pubblico, ampliando ulteriormente l’offerta culturale disponibile per i cittadini.

Negli anni abbiamo lavorato insieme su diversi progetti e iniziative che hanno contribuito alla promozione dell’Università. C’è un momento o un progetto che ricordi con particolare soddisfazione?

Ogni progetto e iniziativa hanno avuto un valore significativo. Il confronto su temi e progetti, la condivisione di idee e l’impegno comune hanno contribuito a rafforzare la nostra università. In particolare, abbiamo avuto molti confronti costruttivi sui temi della comunicazione e sui meccanismi più appropriati da adottare per valorizzare al meglio l’ateneo, rendendolo sempre più attrattivo per studenti e ricercatori internazionali. Questa collaborazione ha permesso di raggiungere risultati importanti, affinando strategie di comunicazione più efficaci e incisive. Ogni momento di questo percorso rappresenta per me motivo di soddisfazione, perché ha contribuito a dare maggiore visibilità all’Unical e a consolidarne il posizionamento nel panorama nazionale e internazionale.

Anche il mio percorso nel Consiglio di Amministrazione dell’Università della Calabria sta volgendo al termine. In questi anni, ho avuto modo di osservare da vicino il grande lavoro che è stato fatto per migliorare la visibilità e il posizionamento dell’Ateneo. La reputazione di un ateneo, infatti, passa anche attraverso la sua capacità di comunicare in modo efficace. Quanto è stato importante per l’Università rafforzare la propria immagine e quali strategie di comunicazione ritieni che abbiano funzionato meglio?

Come accennato in precedenza, la comunicazione è un settore strategico al quale ho prestato grande attenzione fin dall’inizio del mio mandato, impegnandomi personalmente e quotidianamente per garantirne la qualità. Abbiamo iniziato collaborando con professionisti esterni, con i quali abbiamo riorganizzato un settore che necessitava di una nuova impostazione. Successivamente, abbiamo creato un’area comunicazione interna che, insieme alla figura della portavoce del Rettore, hanno portato avanti le attività comunicative dell’ateneo. Queste strategie hanno contribuito a migliorare la reputazione e la visibilità dell’Università, permettendoci di comunicare in modo più efficace con la comunità accademica e il territorio. ​Le strategie adottate sono quelle di una comunicazione trasparente, comprensibile e tempestiva verso tutti (studenti, docenti, personale amministrativo e comunità locale) ponendo in primo piano i rapporti con la stampa. Inoltre, grande attenzione è stata riservata ai social media, utilizzati per ampliare la portata delle nostre comunicazioni e coinvolgere un pubblico più ampio. L’adozione di strumenti digitali innovativi ci ha permesso di migliorare l’interazione con gli studenti e di promuovere le nostre iniziative in modo più efficace. ​

Un’altra strategia fondamentale è stata l’organizzazione di numerosi eventi e iniziative aperte al pubblico, volte a rafforzare il legame tra l’università e il territorio, per le quali è stata creata un’apposita sezione sul portale Unical denominata Agenda e una newsletter che presenta e promuove tutti gli appuntamenti della settimana.

Guardando al tuo percorso, quali lezioni ritieni fondamentali per i futuri leader dell’Università e per chi opera nel campo accademico?

La lezione più importante che ho appreso è che la leadership accademica si fonda sulla trasparenza, intesa non solo come onestà nel comunicare, ma anche come capacità di spiegare con chiarezza le proprie scelte, motivarle e condividerle con la comunità universitaria. Ogni decisione deve essere il risultato di un’attenta valutazione, capace di tenere conto delle diverse prospettive e delle esigenze della comunità accademica, nonché dell’impatto positivo su territorio e società. Ascoltare con attenzione, accogliere suggerimenti e affrontare le criticità con apertura e senso di responsabilità sono elementi essenziali per una gestione efficace. Agire con equità e coerenza, applicando regole chiare e condivise, contribuisce a creare fiducia e senso di appartenenza. Anche grazie a questo, abbiamo costruito un clima di coesione e unità, che ha favorito una collaborazione concreta e costruttiva, permettendoci di raggiungere importanti risultati, tutti insieme.

Grazie Rettore,
Rossana Revello

Scoprite di più sui #40Anni di Chiappe Revello

Chiappe Revello e Haizum: collaborazione strategica per la sostenibilità e le relazioni istituzionali

Chiappe Revello e Haizum annunciano una nuova partnership strategica per offrire alle imprese un supporto qualificato nei settori delle relazioni istituzionali, della sostenibilità e della consulenza strategica. Questa collaborazione nasce dalla complementarità delle competenze delle due realtà, con l’obiettivo di sviluppare sinergie efficaci e creare nuove opportunità di business per le aziende che operano in mercati altamente regolamentati.

Haizum è attiva a livello nazionale e internazionale con un network strutturato nel settore delle relazioni istituzionali. L’azienda supporta imprese e organizzazioni nell’interazione con enti pubblici, associazioni di categoria e stakeholder privati, facilitando il dialogo con le istituzioni e la creazione di strategie di posizionamento efficaci. Grazie a un approccio mirato, Haizum aiuta le aziende a sviluppare nuove opportunità commerciali, a gestire in modo efficace i rapporti con i decisori pubblici e a individuare strategie vincenti per la crescita aziendale.

Chiappe Revello, con un’esperienza consolidata nella gestione dei processi di governance della sostenibilità, nell’analisi di scenario e nell’ingaggio degli stakeholder, integra al meglio le proprie competenze con quelle di Haizum. L’obiettivo è supportare le imprese nella gestione dei processi ESG, nel posizionamento sui mercati e nel rafforzamento del dialogo con istituzioni e stakeholder chiave.

Questa sinergia consente a Chiappe Revello e Haizum di ampliare il proprio impegno nell’accompagnare le aziende nei percorsi di crescita sostenibile, attraverso soluzioni innovative, strategie mirate e un approccio orientato ai risultati.

Per visitare il loro sito clicca qui: Home – HAIZUM

Chiappe Revello e Associated Medias: una nuova partnership per promuovere la sostenibilità nelle imprese

Guido Talarico, fondatore e CEO di AMPA insieme a Rossana Revello, fondatrice e CEO di Chiappe Revello

Siamo felici di annunciare la nostra nuova partnership con Associated Medias (AMPA), agenzia di stampa digitale globale, con cui condivideremo un percorso strategico per promuovere la cultura della sostenibilità nelle imprese. Questa collaborazione nasce dalla consapevolezza che oggi le aziende non possono più limitarsi a perseguire esclusivamente la redditività, ma devono integrare in modo strutturato i criteri di sostenibilità e responsabilità sociale e ambientale. 

La nostra esperienza di oltre 40 anni nel settore dei public affairs e nella consulenza sui temi ESG si unisce così alla forza comunicativa di AMPA, che con la sua rete internazionale offre un canale privilegiato per raccontare il cambiamento in atto nelle imprese e nella società. 

Abbiamo sempre creduto che la sostenibilità non sia solo un valore etico, ma un vero e proprio asset strategico per le aziende e un fattore di competitività. Con questa partnership vogliamo dare ancora più spazio alle storie di chi, con impegno e visione, sta già facendo la differenza. Grazie alla sinergia con AMPA, potremo amplificare il messaggio e contribuire a un dibattito pubblico più consapevole su questi temi cruciali.

L’accordo è stato siglato nella sede romana di AMPA, alla presenza dei fondatori e CEO delle due realtà: Guido Talarico per AMPA e Rossana Revello per Chiappe Revello. Nell’occasione Guido Talarico, ha sottolineato come questa collaborazione rappresenti un’opportunità strategica per ampliare il raggio d’azione di entrambe le realtà, combinando l’innovazione digitale con la solidità di un partner esperto in sostenibilità: “L’accordo con Chiappe e Revello segna un passo fondamentale per AMPA, permettendoci di affrontare con maggiore incisività i temi legati alla sostenibilità e alla responsabilità sociale d’impresa. La nostra rete internazionale di contenuti offrirà una visibilità unica a tutte le imprese che desiderano essere protagoniste di un cambiamento positivo”.

Siamo pronti a lavorare insieme per supportare le imprese nel comunicare il proprio impegno e nel costruire modelli di sviluppo sempre più responsabili e innovativi. Questa collaborazione rappresenta per noi un nuovo passo in avanti verso un futuro in cui crescita e sostenibilità possano andare di pari passo.

Rossana Revello
CEO, Chiappe Revello

Leggi il comunicato stampa completo

Assemblea Generale FERPI 2024 a Milano: la giornata

Lo scorso 10 luglio, Milano ha ospitato l’Assemblea Generale Ordinaria dei Soci FERPI – Federazione Relazioni Pubbliche Italiane 2024, un evento fondamentale per la nostra Associazione, che ha visto la partecipazione attiva di numerosi soci. L’incontro, svoltosi presso il Gruppo CAP, ha rappresentato un’importante occasione di confronto e aggiornamento.

Grazie a questo incontro si è infatti riflettuto sul purpose di FERPI e su tutti i tratti che la contraddistinguono: internazionalizzazione, contaminazione, responsabilità e ovviamente i suoi soci, il vero tesoro dell’Associazione.

Grazie alla collaborazione di Chiara Bodini e Roberto Degli Esposti, è stato avviato un percorso di analisi approfondita con l’obiettivo di identificare punti di forza e debolezza di una Associazione che, da oltre 50 anni, ha come sua mission principale quella di valorizzare la professione dei relatori pubblici e dei comunicatori professionali presso tutti i pubblici di riferimento e supportare:

1.   la crescita dei soci con la formazione, attraverso il lavoro della CASP;

2.   l’aggiornamento costante, in primis con il think tank FERPILAB;

3.   il confronto internazionale, grazie ai momenti di dialogo e networking organizzati

Internazionalizzazione e Eventi Futuri

L’Assemblea ha sottolineato l’importanza dell’internazionalizzazione, con due eventi chiave in programma per il 2025: il PR Roman Forum a febbraio e il World PR Forum di Global Alliance a settembre, entrambi a Roma. Questi eventi attireranno professionisti da tutto il mondo, offrendo preziose opportunità di confronto e crescita.

Non solo, in tema di contaminazioni è stato citato il successo di InspiringPR, il Festival delle Relazioni Pubbliche, e le numerose collaborazioni con altre associazioni che evidenziano l’apertura di FERPI verso nuovi mondi e competenze; promuovendo un dialogo continuo e stimolante, essenziale per l’evoluzione della nostra professione.

Responsabilità e Comunicazione

FERPI continua a promuovere il principio di responsabilità, in linea con l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. L’Oscar di Bilancio, che celebra i suoi 60 anni, è sempre più orientato verso la responsabilità della comunicazione, con un programma di eventi su tutto il territorio nazionale.

L’Assemblea Generale ha rappresentato un momento cruciale per fare il punto sul percorso dell’Associazione, valorizzando l’importanza della comunicazione, della responsabilità e del coinvolgimento attivo dei soci. La fitta rete di relazioni costruita giorno per giorno è la chiave per il successo e la crescita della nostra comunità professionale.

Qui trovate il discorso integrale del Presidente, Filippo Nani, che ha dedicato molto spazio ad analizzare questi temi e ha raccontato in che modo FERPI è cambiata negli anni e come sta evolvendo, proiettandosi verso il futuro.

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