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Modelli e servizi dedicati alle imprese agroalimentari

Si è svolto il 28 gennaio il seminario organizzato da AgronetworkModelli e Servizi dedicati alle imprese agroalimentari”, promosso da Confagricoltura con protagonisti quali BNL – Gruppo BNP Paribas e Enel X.

Il settore agro-alimentare italiano presenta alcuni aspetti problematici crescenti dovuti in parte all’emergenza sanitaria in atto. Obiettivo del seminario la valorizzazione del senso di comunità in questo momento così delicato dal punto di vista sociale ed economico che tutto il mondo sta attraversando.

“Agronetwork – ha detto la presidente Luisa Todini aprendo i lavori – non ha mai smesso di coinvolgere le imprese, dedicando incontri ai temi di maggiore interesse per il mondo agroalimentare. Oggi é ancora un momento delicato, ci troviamo ancora nel pieno della pandemia provocata dal Coronavirus, ma non abbiamo voluto interrompere questo dialogo, affrontando la questione del credito, partendo dalle misure varate dal governo nei decreti di questi mesi, per arrivare alle opportunità che BNL BNP Paribas mette a disposizione delle imprese agricole. Ma l’incontro vuole essere anche l’occasione per parlare di finanza sostenibile, ovvero della gestione di prodotti finanziari e degli strumenti correlati che, oltre a permettere la destinazione redditizia di capitali di rischio, deve orientare tali investimenti su scelte più rispettose dell’ambiente”.

È stata infatti affrontata una riflessione organica e approfondita sulle opportunità in tema di credito, sulla sostenibilità come opportunità strategica in tema di Positivebanking oltre che sul valore della responsabilità sociale dell’intero sistema, in considerazione dell’impatto che l’agroalimentare può generare sul benessere collettivo e della crescente richiesta di semplificazione e trasparenza riguardo alla situazione di possibili finanziamenti.

Su queste basi, grazie a Confagricoltura e Agronetwork, BNL Gruppo BNP Paribas – operatore economico e azienda attiva nel sociale – con la collaborazione con Enel X, ha deciso di aprire un focus dedicato alle imprese del settore agroalimentare, per offrire agli imprenditori confederati di Confagricoltura, ai Presidenti e Direttori delle sezioni territoriali una panoramica sulle offerte e le strategie in tema bancario e di finanziamento, sull’importanza della sostenibilità come valore aggiunto nei processi di valutazione delle imprese in termini di agevolazioni e dell’efficienza energetica come volano per un risparmio concreto, al fine di incrementare e rafforzare il senso di fiducia degli imprenditori. Mauro Bombacigno, Direttore Engagement BNL-BNP Paribas Italia si è espresso in questi termini: “sviluppare sostenibilità e innovazione è l’obiettivo che come Banca e Gruppo vogliamo condividere con Agronetwork e Confagricoltura. Per una sostenibilità 3.0, più strategica ed internazionale, c’è sempre più bisogno di fare sistema, in un’efficace partnership tra il mondo bancario-finanziario e le imprese di altre industry come l’agricoltura, che rappresenta un driver di crescita positiva da un punto di vista economico ed ambientale. BNL e BNP Paribas con il mondo agricolo può sviluppare ancora di più la propria strategia di #PositiveBanking, la capacità di coniugare business e credito con l’attenzione costante al benessere delle persone, alla tutela dell’ambiente e a un futuro migliore, pensando soprattutto alle nuove generazioni”. “BNL mette a disposizione i servizi del proprio Green Desk, una struttura specializzata che già opera con le maggiori rappresentanze del mondo agricolo e con i maggiori imprenditori del settore”, ha dichiarato Massimo Maccioni, Responsabile Mercato Imprese – Divisione Commercial Banking e Reti Agenti BNL Gruppo BNP Paribas. “Siamo impegnati nel sostegno finanziario alle aziende agricole e vitivinicole sul territorio con un sistema di analisi quali-quantitiva approfondita e completa dell’impresa, delle sue caratteristiche e potenzialità. Ciò ci sta già consentendo di supportare quelle iniziative di innovazione del settore, oltre che le attività delle singole aziende e delle filiere in un’ottica di eco-sistema virtuoso, capace di essere competitivo anche a livello internazionale”. “Il Green Desk di BNL – ha aggiunto Stefano Belleggia, Responsabile della Struttura – vuole essere sempre di più un punto di riferimento e di interazione tra la Banca e le aziende agricole, per valutare insieme le migliori azioni di supporto ad uno sviluppo green e sostenibile delle attività. Siamo infatti una struttura specializzata, in grado di intervenire a livello locale dove gli imprenditori operano ed affiancare le imprese con soluzioni negli investimenti sostenibili, energie rinnovabili ed efficientamento energetico, economia circolare”. I temi oggetto di approfondimento del webinar: credito agrario; opportunità offerte dalle misure del Governo nei decreti di questi mesi; traguardi ottenuti da Confagricoltura in tema di credito, come ad esempio la rinegoziazione del debito bancario per le imprese agricole, prevista dal Decreto Cura Italia; sviluppo di servizi per il credito attraverso lo strumento di Agricheck di Confagricoltura per l’analisi economico-finanziaria delle aziende del settore primario. “L’agricoltura in questi mesi ha dato dimostrazione di forte vitalità: ha continuato a produrre, non é ricorsa alla cassa integrazione, nonostante le difficoltà legate all’export, alla chiusura del canale Ho.Re.Ca e alla forte riduzione dei consumi domestici” – ha concluso il Presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti. “Ora, nella crisi, dovremmo cogliere l’opportunità per rendere il settore più produttivo, più innovativo, più sostenibile e più competitivo. E per fare questo occorre investire in nuove tecnologie coniugando la sostenibilità, passare attraverso una diversa organizzazione dell’attività produttiva, diversificare. Il Recovery Fund, che ha destinato all’agricoltura 2 miliardi di euro, è un’occasione irripetibile. Ci vogliono però progetti e idee. E grandi piani attorno a quelle aziende che già oggi hanno dimostrato evidenti capacità di essere leader a livello mondiale. Stiamo impegnando il futuro dei nostri figli e dei nostri nipoti e per questo motivo la progettualità dovrà essere ampia e importante“.

Pedalata partecipata sostenibile – 17 ottobre 2020

Nell’ambito della Settimana Europea della Mobilità 2020 “Emissioni zero, mobilità per tutti”, la Città metropolitana di Genova con i Comuni di Chiavari e di Lavagna, hanno organizzato una pedalata partecipata non agonistica, aperta a tutti i cittadini, con qualsiasi tipo di bicicletta, muniti di caschetto e mascherina. La “Pedalata Partecipata Sostenibile” prevista per Sabato 17 Ottobre, evento incluso nel Festival dello Sviluppo Sostenibile, è organizzata in collaborazione con Università di Genova, Accademia della Marina Mercantile, Fiab ed EticLab. In caso di pioggia, la pedalata sarà rinviata. Si tratta di una manifestazione in percorso cittadino di circa 12 Km nata con l’obiettivo di sensibilizzare i cittadini su come migliorare la mobilità e la qualità della vita urbana e il benessere degli abitanti. I partecipanti saranno ricontattati dopo l’evento e le idee che emergeranno contribuiranno alla costruzione del Biciplan e dell’Agenda metropolitana per lo sviluppo sostenibile di Città metropolitana di Genova. Stimolare l’interesse dei cittadini, coinvolgerli a valle dell’evento sulle tematiche ambientali e conoscerne le abitudini negli spostamenti quotidiani, servirà al nostro Ente per promuovere comportamenti virtuosi e individuare gli interventi possibili. Si tratta di una prima sperimentazione, per un giorno, di alcuni tratti ciclabili che, anche grazie a questo evento partecipato, i Comuni potranno realizzare in modo ottimale sul loro territorio, oltreché della prima sperimentazione della carta dei servizi sostenibili di Città metropolitana di Genova.   Fonte: Liguria2030

Paolo Ravera nuovo presidente di Porto Petroli di Genova S.p.A.

Paolo Ravera Porto Petroli
Genovese, ha maturato una vasta esperienza in IP, AGIP ed Eni

ll Consiglio d’Amministrazione di Porto Petroli di Genova, la società che gestisce il terminal petrolifero di Genova Multedo, ha nominato Paolo Ravera nuovo presidente. Genovese di nascita, Ravera ha conseguito la laurea in Ingegneria Civile con il massimo dei voti e, dopo aver maturato diverse esperienze in società di ingegneria, entra in Italiana Petroli dove ricopre ruoli di crescente responsabilità. Successivamente passa in Agip Petroli Spa, oggi Eni, dove ha assunto diversi incarichi di rilievo nel settore Commerciale Refining & Marketing. Ravera sostituisce alla presidenza della società Maurizio Maugeri, a cui sono andati i ringraziamenti del Consiglio di Amministrazione per la lunga collaborazione. Dal 1986 Porto Petroli di Genova gestisce il terminale petrolifero di Genova Multedo per lo sbarco, l’imbarco e il trasferimento di prodotti petroliferi trasportati da navi di varia portata. L’azienda è certificata secondo gli standard ISO 9001 (Qualità), OHSAS 18001 (Sicurezza) ISO 14001 (Ambiente). Il terminal genovese, grazie ad un’articolata rete di oleodotti di proprietà di terzi, svolge una funzione fondamentale nell’approvvigionamento di greggio e prodotti petroliferi, rivestendo un ruolo primario nella domanda di energia del sistema economico nazionale e – in particolare – dell’Italia settentrionale. Le quote della Porto Petroli di Genova S.p.A. sono suddivise tra i seguenti azionisti privati:

Ecofuel S.p.A. 40,5%

Comunione Utenti Privati 35,8%

Italiana Petroli S.p.A. 8,9%

Porto Petroli Agenti Marittimi S.r.l. 8%

Cooperativa Santa Barbara 6,7%  

Bilancio di Sostenibilità di Acque Bresciane

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Presentato ieri il terzo Bilancio di Sostenibilità di Acque Bresciane, che rendiconta in modo volontario le attività della Società, i dati più significativi e gli obiettivi raggiunti.

“L’impegno nella sostenibilità ambientale è la migliore risposta per ripartire dopo l’emergenza Covid-19. Il Bilancio racconta il contributo al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile attraverso un impegno costante nell’innovazione e nella tutela dell’ambiente. Le principali novità riguardano: una strategia di sostenibilità integrata nel nostro piano industriale, più spazio alla visione degli stakeholder (in primis sindaci e nuove generazioni), un importante percorso interno aziendale, un impegno per i cambiamenti climatici e maggiore chiarezza di informazioni”. Il Presidente Gianluca Delbarba ha dichiarato: “Abbiamo fatto del tema della sostenibilità una scelta strategica e valoriale di fondo. Stiamo vivendo un tempo che richiede impegno e obiettivi che possano tutelare il futuro delle generazioni che verranno. La tragedia generata dalla pandemia Covid ha posto all’attenzione globale valori universali attraverso i quali la sostenibilità trova una sua corretta applicazione”.

Il comunicato stampa

Il video di sintesi

L’intervento del Presidente      

Covid e lavoratori: le misure messe in campo dal Governo per rientrare in sicurezza

Oggi ospitiamo il contributo di Stefano Ghibellini, giuslavorista e associato senior presso lo Studio Legale Ghibellini, consolidata realtà nel panorama giuridico italiano con oltre un secolo di storia alle spalle.


La riapertura dei luoghi di lavoro a seguito del termine della fase del lockdown, ha posto il problema della responsabilità dei datori di lavoro nell’ipotesi di contagio di un dipendente nello svolgimento dell’attività lavorativa.

A tale proposito si rende necessario analizzare gli strumenti adottati dal Governo durante la fase di emergenza e, più in generale, la normativa in materia di sicurezza sul lavoro.

Ai fini del contenimento della pandemia da Covid-19 sui luoghi di lavoro, in data 14 marzo e 24 aprile 2020, le parti sociali, tra cui Confindustria, hanno sottoscritto, d’intesa con il Governo, due protocolli condivisi di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro. Gli stessi protocolli sono stati quindi resi obbligatori, per tutta la durata della pandemia, rispettivamente, con i Dpcm del 10 aprile e del 26 aprile 2020, per le imprese le cui attività non fossero sospese durante il lockdown, e con dpcm del 18 maggio 2020 per tutte le attività che avrebbero potuto riprendere nell’attuale Fase 2.

Tali protocolli prevedono disposizioni in materia di obblighi di informazione, distanze di sicurezza, sanificazione degli ambienti, regolamentazione degli accessi in azienda, strumenti di protezione individuale, gestione degli spazi comuni, nonché trattamenti dei sintomatici in azienda e regole sugli spostamenti interni e sullo svolgimento delle riunioni.

Il datore di lavoro è quindi tenuto ad adottare misure precauzionali (protocolli), che devono essere preceduti da una valutazione dei rischi da contagio in azienda e prevedere misure di contenimento del rischio conformi alla normativa e parametrate alle peculiarità dell’impresa.

I protocolli costituiscono, di fatto, una integrazione del documento di valutazione dei rischi (DVR), che dovranno essere aggiornati anche formalmente con richiamo alle valutazioni di rischio da contagio ed ai protocolli assunti (ovvero indicando in questi ultimi che vanno ad integrare il DVR e allegandoli al medesimo).

Tali regole vanno ad aggiungersi a quelle stabilite dalla normativa in materia di sicurezza sul lavoro e, in particolare a quanto stabilito dall’art. 2087 del codice civile. In base a tale articolo “l’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo le particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale del prestatore di lavoro”. Quest’ultima disposizione costituisce una norma di chiusura del sistema civilistico in relazione agli infortuni sul lavoro, che obbliga il datore di lavoro a tutelare l’integrità psico-fisica dei propri dipendenti imponendogli l’adozione di tutte le misure atte, secondo le comuni tecniche di sicurezza, a preservare i lavoratori dalla lesione del bene alla salute nell’ambiente e in costanza di lavoro anche quando faccia difetto la previsione normativa di una specifica misura preventiva o risultino insufficienti o inadeguate le misure previste dalla normativa speciale. A tale responsabilità civilistica si può aggiungere, laddove ne ricorrano i presupposti, quella penale per le ipotesi in cui si possano configurare i reati di lesioni o di omicidio o ancora quella amministrativa dell’ente qualora l’infortunio sia avvenuto con violazione delle norme antinfortunistiche.

Nel caso di infezione contratta nello svolgimento dell’attività lavorativa occorre fare riferimento all’art. 42 comma 2 del Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020 cd. “Decreto Cura Italia”, secondo cui l’infezione da coronavirus rientra nell’alveo delle malattie infettive e parassitarie e, come tale, è senza dubbio meritevole di copertura Inail per gli assicurati che la contraggono “in occasione di lavoro”.

Tale disposizione in materia di assicurazione obbligatoria in capo ai dipendenti contagiati in occasione dell’attività lavorativa, a causa della propria vaghezza, ha suscitato molte perplessità da parte dei datori di lavoro per i possibili risvolti civili e/o penalistici legati ad accertamenti di responsabilità dell’azienda nel caso di contagio del lavoratore.

A tale proposito si è reso necessario un primo intervento interpretativo dell’INAIL che, con circolare esplicativa n. 23 del 3 aprile 2020 ha inquadrato l’infezione da Covid 19 nell’ambito della disciplina degli infortuni sul lavoro. Ciò nonostante non è stata chiarita la portata della norma rispetto alla posizione del datore di lavoro come soggetto garante della sicurezza dei dipendenti.

La mancanza di chiarezza sul punto ha dato origine ad un dibattito sulla possibile interpretazione della norma la quale, a parere di alcuni, avrebbe comportato una responsabilità oggettiva del datore di lavoro nel caso in cui un dipendente avesse contratto il virus durante lo svolgimento dell’attività lavorativa, e con ciò ponendo in capo all’azienda una difficilissima prova liberatoria.

Con circolare n. 22 del 20 maggio 2020, l’INAIL è nuovamente intervenuta al fine di chiarire i termini della tutela infortunistica da Covid-19 ed i risvolti che questa comporta in tema di responsabilità del datore di lavoro. Nella circolare si stabilisce che il riconoscimento dell’origine professionale del contagio non ha alcuna correlazione con i profili di responsabilità civile e penale del datore di lavoro, che è ipotizzabile solo in caso di violazione della legge o di obblighi derivanti dalle conoscenze sperimentali o tecniche.

I presupposti per la responsabilità penale e civile del datore di lavoro devono essere rigorosamente accertati con criteri differenti rispetto a quelli previsti per il riconoscimento del diritto alle prestazioni assicurative. Il dipendente che ha contratto il virus avrà, dunque, l’onere di provare l’esistenza del nesso di causalità tra evento e condotta datoriale nonché l’imputabilità a titolo di dolo o colpa della condotta tenuta dal datore di lavoro.

L’INAIL ha inoltre chiarito come dalle disposizioni citate non possa desumersi un obbligo assoluto in capo al datore di lavoro di rispettare ogni cautela possibile e diretta ad evitare qualsiasi danno al fine di garantire così un ambiente di lavoro a “rischio zero”, quando di per sé il pericolo di una lavorazione o di un’attrezzatura non sia eliminabile.

Nella circolare si richiama l’orientamento della Corte di Cassazione secondo cui l’articolo 2087 cod. civ. non configura un’ipotesi di responsabilità oggettiva, essendone elemento costitutivo la colpa, intesa quale difetto di diligenza nella predisposizione delle misure idonee a prevenire ragioni di danno per il lavoratore.

Da ciò ne consegue che il datore di lavoro sarà responsabile soltanto in caso di violazione della legge o di obblighi derivanti dalle conoscenze sperimentali o tecniche, che nel caso dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 si possono rinvenire nei protocolli e nelle linee guida governativi e regionali di cui all’articolo 1, comma 14 del decreto legge 16 maggio 2020, n.33.


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Logistica e Coronavirus

L’intervista a Daniele Testi, Presidente di SOS-LOGistica


L’emergenza Coronavirus ha evidenziato a livello globale le debolezze di sistemi economici, sociali e filiere produttive. Abbiamo chiesto a Daniele Testi, presidente di SOS-LOGistica – l’associazione per la logistica sostenibile di cui facciamo parte – un focus su come il mondo della logistica sta affrontando l’emergenza e sulle prospettive di ripresa di questo sistema essenziale per tutte le filiere produttive. Quali sono le principali problematiche che l’emergenza Coronavirus ha posto in evidenza nell’ambito della logistica? La logistica nel periodo di Lockdown ha dovuto mantenere le filiere di beni essenziali il più fluide e affidabili possibili. Questo ha comportato una pressione finanziaria considerevole perché il sistema ha garantito una capacità operativa lungo la catena del valore con un livello di domanda diminuito anche del 60%. Senza considerare i costi per diminuire il più possibile il rischio contagio per coloro impegnati in processi operativi su mezzi di trasporto, piazzali, magazzini, etc. Il rovescio positivo della medaglia è che questa situazione, più di centinaia di convegni di settore, ha generato maggiore consapevolezza sul valore e la strategicità dei processi logistici. Abbiamo compreso, come consumatori finali, l’importanza dei processi di consegna di prodotti nei negozi e nei supermercati, fino a casa per quanto riguarda gli acquisti online. Proprio su questo ultimo punto le sfide sembrano essere ancora più complesse. Si stima che il lockdown abbia anticipato di almeno 5 anni l’adozione in Italia di pratiche di acquisto online con il risultato di una pressione sul sistema delle consegne che sta rendendo il cosiddetto ultimo miglio un processo insostenibile dal punto di vista economico, sociale ed ambientale. Quali cambiamenti dovrà affrontare nel prossimo futuro il mondo della logistica? Ci sono diversi aspetti che richiederanno un vero e proprio salto di paradigma. Per quanto riguarda la logistica primaria (le spedizioni internazionali in logica B2B), il modello di ricerca delle economie di scala per mantenere competitivo il costo del servizio potrebbe scontrarsi con le logiche di inshoring (avvicinamento dei punti di produzione ai mercati di consumo) e automazione dei processi manifatturieri. Non si tratta di una novità, ma molto probabilmente anche in questo caso di una accelerazione, perché si è capito quanto sia rischioso avere delle catene di fornitura totalmente esposte al rischio di disruption perché concentrate su un’unica area geografica. In ambito di Logistica B2B, come anticipato, dovranno trovarsi nuovi equilibri sul modello delle consegne al consumatore finale con l’introduzione di modelli di pricing e operativi diversi. Si tratta di un settore dove la regolamentazione non è ancora chiara, con la speranza che non si creino sovrastrutture burocratiche che appesantiscano ulteriormente di regole gli operatori che stanno cercando di innovare (modelli di sharing, tecnologie AI per ottimizzazione di carichi e percorsi fino all’utilizzo di nuovi punti di consegna come i Lockers intelligenti e condivisi da più piattaforme). Fil rouge di ogni cambiamento sarà la riqualificazione delle competenze operative e manageriali di un settore che per troppi anni si è concentrato solo sull’efficientamento dei processi (per poter costare sempre meno) con un livello di innovazione operativa e manageriale non proprio elevatissimo. Quanto una filiera sostenibile in ambito logistico potrà contribuire ad affrontare future emergenze globali? Nel 2005 l’economista e scrittore Jeremy Rifkin invitato da SOS-LOGistica al convegno annuale ci disse che il mondo stava evolvendo verso due elementi: l’energia- come la produco, mantengo e distribuisco- e le comunicazioni, intese come sistemi di reti digitali in grado di connettere cose, persone e capitali. Tutto il resto, ci disse è Logistica. La logistica è quindi centrale in ogni processo di sviluppo economico e sociale e la nostra missione associativa è quella di dimostrare quanto la logistica possa essere una leva per una transizione da un modello di economia lineare (estraggo, trasformo, consumo e smaltisco) verso un modello di economia industriale circolare dove il focus si sposta sul mantenimento della qualità e degli stock di materie prime, prodotti e capitali finanziari. In questo nuovo modello le aziende manifatturiere potrebbero estendere la qualità e durata dei propri prodotti oltre il punto vendita e questo potrebbe essere abilitato solo da un modello di logistica responsabile, resiliente e sostenibile. Si tratta di un’utopia? Forse, ma pensare ad un modello di sviluppo che ci metta davanti a rischi come quello che stiamo vivendo dovrebbe aver fatto comprendere anche ai più scettici che non si tratta di una scelta ma di una necessità. Quali sono gli attori e i settori che avranno un ruolo chiave nella ripartenza? È evidente che il ruolo delle istituzioni sarà fondamentale per fare sintesi e canalizzare con decisione e visione le risorse verso obiettivi di medio e lungo termine. La visione di breve potrebbe indurre ad errori che pagheremo con conseguenze disastrose nei prossimi anni. Non sono un economista, ma intuisco che il ruolo delle istituzioni finanziarie sarà fondamentale per attivare le risorse necessarie e, anche in questo caso, auspico che possano emergere modelli in grado di premiare comportamenti virtuosi e sostenibili (penso anche alle assicurazioni sul rischio che potrebbero puntare su una premialità rispetto a processi e prodotti ambientalmente e socialmente responsabili). Spero anche che in termini di transizione energetica si riesca finalmente a passare da modello di sussidio a modello strategico, con un impegno verso le rinnovabili ed un disimpegno continuo dalle forme fossili. Saranno necessari bilanciamenti, come nel caso della mobilità e dei trasporti con modelli a corto e medio raggio, che premino l’elettrico e i bio carburanti e modelli a lungo raggio, che puntino sulla ferrovia e il trasporto marittimo a basso impatto ambientale. Quali sono gli interventi pubblici di cui il settore ha bisogno per ripartire? Il settore della logistica necessità di una forte iniezione di liquidità per ristorare gli operatori dei costi sostenuti in questi mesi con perdite di fatturato ingente. Sono necessarie semplificazioni e una accelerazione decisa sul tema delle infrastrutture che in Italia impongono agli operatori costi di inefficienza e ai consumatori, costi di esternalità non più sostenibili. Sarebbe necessaria una visione sistemica sul comparto e, come dice sempre il caro amico Massimo Marciani, membro del consiglio scientifico di SOS LOGistica e presidente di Freight Leaders, auspichiamo che la prossima finanziaria abbia un capitolo sulla logistica all’interno del tema dello sviluppo economico.


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Al Sistema Italia non basta la pioggia di euro

Oggi ospitiamo Giuseppe Mazzei, giornalista, saggista, docente universitario e fondatore di MazzeiHub, società specializzata in lobbying, public affairs e political intelligence.


Il decreto Rilancio, partorito a fatica e con ritardo, è costituito principalmente da “risarcimenti” per i danni subiti da aziende, lavoratori, professionisti e famiglie. Solo in minima parte esso prevede stanziamenti di denaro fresco e immediatamente disponibile per “rilanciare” l’economia italiana. 16 sono i miliardi destinati all’integrazione salariale e all’assegno ordinario con l’allargamento di ulteriori settimane di Cassa integrazione, Cassa integrazione in deroga e integrazione salariale. 4 miliardi sono destinati ai bonus di 600 euro per il mese di aprile e i 1000 euro di maggio per autonomi, artigiani e professionisti. Quasi 1 miliardo serve a finanziare il reddito di emergenza. Oltre 1 miliardo per l’indennità Inps di 500 euro per i lavoratori domestici per i mesi di aprile e maggio e per l’indennità di disoccupazione per i collaboratori anche a progetto. La platea complessiva è di 11 milioni di lavoratori: 7,7 milioni di dipendenti hanno chiesto la cassa integrazione, 4 milioni di autonomi hanno chiesto il bonus di 600 euro per un totale di 11.7 milioni di persone. Per le aziende fino a 250 milioni di fatturato viene cancellato il saldo e l’acconto IRAP e finalmente la Pubblica amministrazione potrà rimborsare ai creditori 12 miliardi. Per le piccole imprese sotto i 5 milioni di euro e con perdita di fatturato o dei compensi in aprile 2020 rispetto all’aprile 2019 di almeno un terzo è previsto un indennizzo a fondo perduto. Capitolo più delicato e importante è quello che riguarda il rafforzamento patrimoniale delle imprese. Per quelle sopra i 50 milioni interverrà la Cassa Depositi e Prestiti con “Patrimonio Rilancio“, che servirà per investimenti temporanei, concessione di finanziamenti e garanzie, assunzione di partecipazioni sul mercato primario e secondario con la sottoscrizione di prestiti obbligazionari convertibili, partecipazione ad aumenti di capitale, acquisto di azioni per operazioni strategiche. Le imprese dai 10 a 50 milioni potranno beneficiare del sostegno dello Stato che affiancherà i privati che parteciperanno alle ricapitalizzazioni contribuendo con una somma pari a quella messa dai soci. Invitalia gestirà un “Fondo Patrimonio PMI” finalizzato a sottoscrivere strumenti partecipativi. Occorrerà vedere come i decreti attuativi del MISE tradurranno in operatività concreta questi strumenti che comunque mobilitano somme mai viste nel bilancio dello Stato dai tempi della massima espansione delle Partecipazioni Statali. Quello che manca in questo complesso di norme è l’idea di cosa fare del sistema produttivo italiano a partire dalla disruption provocata dalla pandemia. Le grandi crisi sono occasioni eccezionali per operare interventi di razionalizzazione di efficientamento e soprattutto di ridefinizione degli obiettivi. Se lo Stato intende usare ingenti fondi per entrare temporaneamente in alcune aziende e accompagnarne altre verso le ricapitalizzazioni sarebbe opportuno che tutti questi interventi fossero guidati da un’idea precisa di come riorganizzare l’intero sistema produttivo del Paese. In tal modo lo Stato andrebbe a destinare maggiori risorse in quei settori che necessitano di un potenziamento perché considerati strategici o a forte contenuto innovativo e non si limiterebbe ad aiutare indiscriminatamente tutti. Lo Stato potrebbe usare anche la leva fiscale per facilitare aggregazioni di imprese in una logica di filiera per evitare un’eccessiva frantumazione imprenditoriale con difficoltà di accesso al credito e di capacità competitiva. Piccolo è bello fino a quando non rende troppo deboli e minaccia di far soccombere. Bisogna sempre scegliere. E anche in questi mesi l’Italia deve scegliere. È giusto non lasciare nessuno per strada. Gli interventi a pioggia andrebbero riservati soltanto per indennizzare famiglie, lavoratori e professionisti, mentre per le imprese bisognerebbe utilizzare risorse differenziate. Lo Stato, insieme alle aziende, deve decidere una volta per tutte dove deve indirizzare il sistema produttivo italiano e in relazione a questa scelta comportarsi di conseguenza. Serve, insomma, una grande politica industriale concordata in cui lo Stato eserciti un ruolo di guida e sintesi e non certo di astratto pianificatore.


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