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Un impatto sostenibile

Un impatto sostenibile

Oggi pubblichiamo le considerazioni di Luigi Mastrobuono, Presidente di ItaliaCamp.

È stato direttore generale delle principali associazioni nazionali di categoria (Confcommercio, Confagricoltura, vice di Confindustria, segretario generale Unioncamere), AD delle fiere di Bologna e di Roma, sottosegretario di Stato e Capo di Gabinetto al Ministero dello Sviluppo Economico, consigliere in diverse società e attualmente Consigliere Delegato di Ispro.

Se non avevi messo su le gomme invernali, prendertela per il fatto che nevica indica soltanto che stai spostando la responsabilità che è tua su un altro soggetto.

È proprio ciò che avverrà, anzi sta cominciando ad avvenire in questo passaggio critico e drammatico del nostro Paese: in molti non avevamo le gomme da neve. Non le aveva il Paese nel suo complesso, il suo bilancio, la sua classe dirigente. Non le aveva un certo numero importante di aziende, non le avevano molte famiglie. La nevicata sarebbe arrivata lo stesso, certo, ma avremmo potuto attraversarla meglio.

Questa metafora la vorrei adottare per il principio di sostenibilità: qualunque crisi, e questa poi, costringe a valutare il suo impatto anche sotto tale profilo.

È stato sviluppato negli ultimi anni un concetto di sostenibilità misurato su definiti campi di azione: l’ambiente, il sociale, l’economia, il territorio, considerando spesso questa misurazione diversamente importante a seconda del campo su cui si agiva. Per alcune imprese prevale la sostenibilità ambientale, per altre quella economica. Per altre ancora responsabilità sociale vuol dire contraccambiare il contesto con azioni a favore di determinate platee di cittadini, o di associazioni, o di segmenti sociali.

Covid-19 ha spiazzato questo approccio: ha fatto vedere d’un colpo come sociale, ambiente, economia siano interdipendenti. Ma ha fatto di più: ha mostrato come il bilanciamento delle azioni in tema di sostenibilità è davvero difficile con gli strumenti che avevamo, cioè con le gomme estive. Difesa della salute pubblica e preservazione del contesto economico imprenditoriale sembrano in competizione, se non si sceglie un approccio innovativo di sostenibilità, più avanzato e integrato. Integrato con tecnologie e investimenti ad esempio, in grado di modificare i luoghi di lavoro e di usufruizione.

Le gomme invernali servono per governare l’auto nonostante le intemperie, non per stare in autorimessa ad attendere la primavera. Alla crisi ci dobbiamo andare dentro anche dal punto di vista delle soluzioni, e il dibattito non è se nazionalizzare il più possibile, se fare più debito e poi si vedrà. Il dibattito giusto riguarda come prendere decisioni che innovino le scelte imprenditoriali e sociali in nuove consapevolezze di ciò che è realmente sostenibile, applicando nuove soluzioni oggi possibili o almeno sperimentabili. Esempi? L’agricoltura di precisione, guidata dal digitale è una realtà concretizzabile, e il problema degli agricoltori specie in Italia è uscire dalla comfort zone del “si è sempre fatto così”.

È ora di un balzo deciso in avanti.

Una azione generale di edilizia urbana mirata a ristrutturare centri e periferie sarebbe la grande occasione di ripensare spazi e servizi a cominciare da quelli per i cittadini e le famiglie o per il commercio. La produzione manifatturiera può riprendere il tema 4.0 e creare filiere anche italiane che allarghino segmenti di produzione ai territori oggi meno avvantaggiati. L’infrastrutturazione del Paese, in primis la rete tecnologica non può perdere un giorno per raggiungere tutto il territorio con la capacità che serve ad una società digitalizzata, società su cui spiegare una azione formativa senza precedenti. Una ripartenza della scuola e dell’università su nuove basi educative che ragionino secondo logiche costituite da parametri classici e parametri digitali combinati, che insegnino a conoscere, valutare e decidere sulla base dei dati e delle conoscenze. Una pubblica amministrazione che faccia il più grande balzo in avanti mai visto nel servizio ai cittadini, a cominciare dalla completa informatizzazione della giustizia e dei servizi a imprese ed utenti. E si può continuare per ogni segmento produttivo, ragionando con nuovi schemi.

La commissione Colao metterà le gomme da neve al Paese? Io me lo auguro, potrebbe senza meno avere questa nuova visone di sostenibilità totale, di misurazione di impatto di ogni misura proposta (proposta o decisione? Non abbiamo ancora capito i suoi poteri in verità). Perché la sostenibilità ha un parametro per poter essere stimata e poi verificata: il suo impatto. Sapete, quello che spesso le relazioni tecniche di accompagnamento dei provvedimenti determinano a tavolino: “la misura creerà tot posti di lavoro” “la misura farà risparmiare tot milioni di euro”. Poi chissà come finisce.

No, l’impatto è una cosa seria, e va misurato con scientificità per fare le scelte giuste, sostenibili.

Un’ultima battuta: chi paga? Qui il discorso è aperto e in divenire specie sulle quantità. Ma è sicuro un fatto. L’Italia spenderà molto in questi mesi: il punto sarebbe spendere produttivamente. Una spesa è sostenibile se poi torna indietro con gli interessi, in termini diretti o indiretti, se ha un impatto con il segno più. Ecco, dato che in parte pagheranno i cittadini, in gran parte il Paese farà debiti, in parte aiuterà l’Europa, fare spesa sostenibile sarebbe decisivo.


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