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Logistica e Coronavirus

Logistica e Coronavirus

L’intervista a Daniele Testi, Presidente di SOS-LOGistica

L’emergenza Coronavirus ha evidenziato a livello globale le debolezze di sistemi economici, sociali e filiere produttive. Abbiamo chiesto a Daniele Testi, presidente di SOS-LOGistica – l’associazione per la logistica sostenibile di cui facciamo parte – un focus su come il mondo della logistica sta affrontando l’emergenza e sulle prospettive di ripresa di questo sistema essenziale per tutte le filiere produttive.

Quali sono le principali problematiche che l’emergenza Coronavirus ha posto in evidenza nell’ambito della logistica?

La logistica nel periodo di Lockdown ha dovuto mantenere le filiere di beni essenziali il più fluide e affidabili possibili. Questo ha comportato una pressione finanziaria considerevole perché il sistema ha garantito una capacità operativa lungo la catena del valore con un livello di domanda diminuito anche del 60%. Senza considerare i costi per diminuire il più possibile il rischio contagio per coloro impegnati in processi operativi su mezzi di trasporto, piazzali, magazzini, etc. Il rovescio positivo della medaglia è che questa situazione, più di centinaia di convegni di settore, ha generato maggiore consapevolezza sul valore e la strategicità dei processi logistici. Abbiamo compreso, come consumatori finali, l’importanza dei processi di consegna di prodotti nei negozi e nei supermercati, fino a casa per quanto riguarda gli acquisti online. Proprio su questo ultimo punto le sfide sembrano essere ancora più complesse. Si stima che il lockdown abbia anticipato di almeno 5 anni l’adozione in Italia di pratiche di acquisto online con il risultato di una pressione sul sistema delle consegne che sta rendendo il cosiddetto ultimo miglio un processo insostenibile dal punto di vista economico, sociale ed ambientale.

Quali cambiamenti dovrà affrontare nel prossimo futuro il mondo della logistica?

Ci sono diversi aspetti che richiederanno un vero e proprio salto di paradigma. Per quanto riguarda la logistica primaria (le spedizioni internazionali in logica B2B), il modello di ricerca delle economie di scala per mantenere competitivo il costo del servizio potrebbe scontrarsi con le logiche di inshoring (avvicinamento dei punti di produzione ai mercati di consumo) e automazione dei processi manifatturieri. Non si tratta di una novità, ma molto probabilmente anche in questo caso di una accelerazione, perché si è capito quanto sia rischioso avere delle catene di fornitura totalmente esposte al rischio di disruption perché concentrate su un’unica area geografica. In ambito di Logistica B2B, come anticipato, dovranno trovarsi nuovi equilibri sul modello delle consegne al consumatore finale con l’introduzione di modelli di pricing e operativi diversi. Si tratta di un settore dove la regolamentazione non è ancora chiara, con la speranza che non si creino sovrastrutture burocratiche che appesantiscano ulteriormente di regole gli operatori che stanno cercando di innovare (modelli di sharing, tecnologie AI per ottimizzazione di carichi e percorsi fino all’utilizzo di nuovi punti di consegna come i Lockers intelligenti e condivisi da più piattaforme). Fil rouge di ogni cambiamento sarà la riqualificazione delle competenze operative e manageriali di un settore che per troppi anni si è concentrato solo sull’efficientamento dei processi (per poter costare sempre meno) con un livello di innovazione operativa e manageriale non proprio elevatissimo.

Quanto una filiera sostenibile in ambito logistico potrà contribuire ad affrontare future emergenze globali?

Nel 2005 l’economista e scrittore Jeremy Rifkin invitato da SOS-LOGistica al convegno annuale ci disse che il mondo stava evolvendo verso due elementi: l’energia- come la produco, mantengo e distribuisco- e le comunicazioni, intese come sistemi di reti digitali in grado di connettere cose, persone e capitali. Tutto il resto, ci disse è Logistica. La logistica è quindi centrale in ogni processo di sviluppo economico e sociale e la nostra missione associativa è quella di dimostrare quanto la logistica possa essere una leva per una transizione da un modello di economia lineare (estraggo, trasformo, consumo e smaltisco) verso un modello di economia industriale circolare dove il focus si sposta sul mantenimento della qualità e degli stock di materie prime, prodotti e capitali finanziari. In questo nuovo modello le aziende manifatturiere potrebbero estendere la qualità e durata dei propri prodotti oltre il punto vendita e questo potrebbe essere abilitato solo da un modello di logistica responsabile, resiliente e sostenibile. Si tratta di un’utopia? Forse, ma pensare ad un modello di sviluppo che ci metta davanti a rischi come quello che stiamo vivendo dovrebbe aver fatto comprendere anche ai più scettici che non si tratta di una scelta ma di una necessità.

Quali sono gli attori e i settori che avranno un ruolo chiave nella ripartenza?

È evidente che il ruolo delle istituzioni sarà fondamentale per fare sintesi e canalizzare con decisione e visione le risorse verso obiettivi di medio e lungo termine. La visione di breve potrebbe indurre ad errori che pagheremo con conseguenze disastrose nei prossimi anni. Non sono un economista, ma intuisco che il ruolo delle istituzioni finanziarie sarà fondamentale per attivare le risorse necessarie e, anche in questo caso, auspico che possano emergere modelli in grado di premiare comportamenti virtuosi e sostenibili (penso anche alle assicurazioni sul rischio che potrebbero puntare su una premialità rispetto a processi e prodotti ambientalmente e socialmente responsabili). Spero anche che in termini di transizione energetica si riesca finalmente a passare da modello di sussidio a modello strategico, con un impegno verso le rinnovabili ed un disimpegno continuo dalle forme fossili. Saranno necessari bilanciamenti, come nel caso della mobilità e dei trasporti con modelli a corto e medio raggio, che premino l’elettrico e i bio carburanti e modelli a lungo raggio, che puntino sulla ferrovia e il trasporto marittimo a basso impatto ambientale.  

Quali sono gli interventi pubblici di cui il settore ha bisogno per ripartire?

Il settore della logistica necessità di una forte iniezione di liquidità per ristorare gli operatori dei costi sostenuti in questi mesi con perdite di fatturato ingente. Sono necessarie semplificazioni e una accelerazione decisa sul tema delle infrastrutture che in Italia impongono agli operatori costi di inefficienza e ai consumatori, costi di esternalità non più sostenibili. Sarebbe necessaria una visione sistemica sul comparto e, come dice sempre il caro amico Massimo Marciani, membro del consiglio scientifico di SOS LOGistica e presidente di Freight Leaders, auspichiamo che la prossima finanziaria abbia un capitolo sulla logistica all’interno del tema dello sviluppo economico.


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