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La longevità e silver economy: il caso di Fondazione Longevitas

La longevità non è più soltanto una questione demografica o sanitaria. È una delle più grandi trasformazioni economiche, sociali e culturali del nostro tempo. In un contesto in cui l’aspettativa di vita continua ad aumentare e la popolazione over 65 rappresenta una quota sempre più rilevante della società, diventa necessario superare gli stereotipi legati all’età e guardare all’invecchiamento come a una risorsa per lo sviluppo dei territori e delle comunità.


Per approfondire questi temi abbiamo intervistato Eleonora Selvi, Presidente della Fondazione Longevitas, realtà nata nel 2023 con l’obiettivo di promuovere la cultura della longevità e della Silver Economy, contribuendo a diffondere una nuova visione dell’invecchiamento fondata sull’attività, sulla partecipazione e sul valore sociale ed economico delle persone anziane.

La Fondazione Longevitas è una realtà relativamente giovane. Come nasce e quali sono i suoi obiettivi principali?
La Fondazione Longevitas nasce nel 2023 con la missione di promuovere la cultura della longevità e della Silver Economy. Siamo convinti che ci troviamo di fronte a una trasformazione epocale che richiede un cambio di paradigma. L’allungamento della vita non deve essere visto come un problema o un peso per la società, ma come una straordinaria opportunità di crescita economica, innovazione e coesione sociale.


Quando parlate di Silver Economy, a cosa vi riferite?
Spesso si pensa erroneamente che la popolazione senior rappresenti esclusivamente un costo per il sistema. In realtà parliamo di persone che consumano, partecipano alla vita sociale, viaggiano, frequentano spettacoli, fanno attività culturali e adottano sempre più spesso stili di vita attivi e consapevoli. La Silver Economy non è una “white economy” legata esclusivamente all’assistenza, ma un’economia trasversale che coinvolge il commercio, il turismo, i servizi, la cultura, il benessere e l’innovazione.


Qual è il principale cambiamento culturale che sarebbe necessario promuovere?
Dobbiamo smettere di considerare l’età avanzata come sinonimo di fragilità. Il vero obiettivo è valorizzare il potenziale delle persone lungo tutto il corso della vita. Una popolazione che invecchia in salute è un beneficio per tutti: per gli individui, che possono mantenere autonomia e qualità della vita, ma anche per il sistema sanitario e sociale, che può ridurre costi e inefficienze grazie a una maggiore prevenzione.


Quanto conta la prevenzione in questo scenario?
La prevenzione è centrale. La longevità si costruisce durante tutto il percorso di vita e non soltanto nella terza età. Investire in diagnosi precoce, screening e corretti stili di vita significa aumentare gli anni vissuti in buona salute. Per questo riteniamo che la prevenzione debba diventare il pilastro degli ecosistemi di salute e delle politiche pubbliche.


Quali attività porta avanti concretamente la Fondazione?
Lavoriamo attraverso progetti multi-stakeholder che coinvolgono istituzioni, imprese, associazioni, professionisti della salute e cittadini. Promuoviamo campagne di screening, iniziative culturali di sensibilizzazione e percorsi di advocacy. Siamo inoltre impegnati nella diffusione del Manifesto Europeo contro l’Ageismo, con l’obiettivo di contrastare stereotipi e discriminazioni legate all’età.


Qual è il vostro rapporto con le istituzioni europee?
Dialoghiamo con le istituzioni europee su diversi programmi e iniziative legate alla longevità. Nel 2025 siamo stati protagonisti di attività di advocacy finalizzate all’attuazione di politiche europee che favoriscano l’invecchiamento in salute e un accesso più equo alle cure. Crediamo che l’Europa possa svolgere un ruolo fondamentale nel definire strategie comuni su questi temi.


Come si colloca il vostro lavoro rispetto alle numerose associazioni attive in Italia?
L’Italia è un Paese molto dinamico sotto questo profilo. Esistono migliaia di associazioni che si occupano di invecchiamento attivo, patologie specifiche, salute mentale e supporto ai pazienti. Il nostro ruolo è quello di favorire connessioni tra questi soggetti e contribuire a una visione più ampia e sistemica della longevità, mettendo al centro la persona e il suo percorso di vita.

Oggi il tema della longevità riceve maggiore attenzione rispetto al passato?
Assolutamente sì. Oggi si parla sempre di più di qualità dell’invecchiamento, benessere e stili di vita salutari. Stiamo comprendendo che la longevità non inizia quando si va in pensione, ma nel modo in cui si vive fin dall’infanzia. Anche alcuni trend legati alla salute pubblica, come l’attenzione all’obesità infantile e all’educazione alla salute, dimostrano una crescente consapevolezza dell’importanza della prevenzione.


Quali saranno le principali sfide dei prossimi anni?
La sfida più importante sarà garantire il più a lungo possibile l’autosufficienza delle persone. Dovremo costruire città più inclusive, servizi più accessibili e sistemi sanitari maggiormente orientati alla prevenzione. Sarà necessario coinvolgere tutti gli stakeholder e promuovere una vera cultura della longevità, capace di valorizzare ogni fase della vita e di trasformare l’invecchiamento da criticità percepita a opportunità concreta per la società.

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