
Abbiamo intervistato l’Ing. Andrea Barbagelata, CEO di STAM, una delle più importanti realtà italiane nel settore della consulenza ingegneristica e tecnologica, per confrontarci su tematiche di frontiera come l’utilizzo delle nuove tecnologie nelle imprese italiane.
In quali settori le nuove tecnologie stanno generando il maggiore impatto oggi nel tessuto economico italiano?
Nei settori ad alta intensità tecnologica, come spazio e difesa, l’innovazione non è più un elemento distintivo: è una condizione necessaria per restare competitivi. In questi ambiti vengono integrate continuamente tecnologie avanzate, dall’intelligenza artificiale ai sistemi autonomi, dalla sensoristica evoluta al software ad alte prestazioni, per sviluppare prodotti e processi complessi. L’intelligenza artificiale rappresenta probabilmente il principale acceleratore trasversale dell’innovazione attuale, soprattutto quando integrata con automazione, gestione dei dati e capacità decisionali avanzate. In questi contesti l’innovazione non è una scelta, ma un fattore imprescindibile di competitività.
La stessa velocità di adozione si osserva anche nel resto del tessuto produttivo italiano e quali sono i principali punti di forza?
Non ancora, almeno non in modo omogeneo. Se osserviamo l’utilizzo delle nuove tecnologie nei processi interni delle imprese o nei settori che ne fanno un uso più indiretto, emergono differenze significative. Una parte del sistema produttivo italiano continua infatti a mostrare una certa inerzia nell’adozione di innovazioni avanzate. Non tutte le aziende si trovano nella stessa fase di maturità tecnologica e non tutte possiedono la medesima capacità di investimento per aumentare la propria competitività. Questa eterogeneità rappresenta uno dei principali elementi su cui lavorare. L’Italia possiede però asset molto importanti, con università, competence center e strutture di ricerca di alto livello che contribuiscono all’innovazione di un sistema produttivo dinamico ma variegato.
Questi soggetti svolgono un ruolo essenziale nel trasferimento tecnologico e nella creazione di ecosistemi innovativi. Anche territori non tradizionalmente associati alla presenza di grandi filiere industriali possono rappresentare esempi di eccellenza. La Liguria, ad esempio, ha sviluppato realtà di grande valore come START 4.0 e SIIT nel campo dei sistemi intelligenti integrati e della sicurezza. Un altro esempio significativo è rappresentato da BI-REX, uno degli otto Competence Center nazionali istituiti dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy e l’unico a guida industriale. BI-REX riunisce università, centri di ricerca e imprese di eccellenza con l’obiettivo di supportare la trasformazione digitale e l’innovazione tecnologica del sistema produttivo. È un modello particolarmente interessante perché dimostra come investimenti pubblici ben indirizzati possano generare ecosistemi innovativi concreti, sostenibili e capaci di creare valore nel tempo.
Come immagina l’evoluzione del mercato del lavoro nei prossimi anni, pensando a questo boom tecnologico?
Il mercato del lavoro si orienterà progressivamente verso competenze sempre più qualificate. Le discipline STEM avranno certamente un ruolo fondamentale, ma da sole potrebbero non essere sufficienti. La sfida sarà più ampia e riguarderà la capacità di costruire una cultura diffusa dell’innovazione, rafforzando il livello complessivo di istruzione e formazione.
Se osserviamo alcuni dati europei emergono differenze importanti: mentre la media europea dei laureati nella fascia di età compresa tra i 25 e i 34 anni supera il 43% – con l’Unione Europea che punta ad aumentare ulteriormente questa percentuale – l’Italia si colloca ancora nelle ultime posizioni, con circa il 31,6% di giovani laureati, davanti soltanto alla Romania.
Credo che questo sia uno dei principali obiettivi che dovremmo porci se abbiamo a cuore il futuro del nostro Paese: creare le condizioni per un innalzamento del livello di istruzione e delle competenze delle nuove generazioni. Le tecnologie si possono acquistare. Le competenze, invece, vanno costruite nel tempo.
In foto: Andrea Barbagelata, CEO di STAM






