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Il futuro dell’engagament non ha vie di mezzo: “fuggire o combattere?”

Alba
Photo By Pablo Heimplatz – Unsplash
Ospitiamo oggi con piacere il contributo di Massimo Benedetti, esperto di engagement e Coach umanista

Il dopo quarantena presenterà una grande opportunità. Decidere se continuare a “far finta” di motivare le persone o passare a una loro autentica valorizzazione.

La bomba COVID 19 è esplosa! Visti i bassi indici di mortalità, più che sulla nostra salute gli effetti devastanti arriveranno sulla nostra economia. I problemi saranno tanti ed è inutile elencarli tutti. Tuttavia come coach umanista, come uomo di comunicazione e come inguaribile ottimista, dopo la tempesta, preferisco pensare alle opportunità e a nuovi obiettivi. Sento nell’aria la voglia di vivere e di rilanciare le nostre vite personali e professionali.

Senza dubbio, quello che stiamo vivendo è un fatto senza precedenti per la nostra generazione. La Pandemia disegna punti interrogativi nel cielo. E se la paura costringe a fuggire o a combattere io dico scegliamo la seconda via. Ma cosa c’entra tutto questo con l’engagement? C’entra, c’entra. Fuggire è rimanere nelle “pratiche” precedenti cioè trascurare nei fatti la motivazione delle Risorse Umane, pensando solo al contenimento dei costi, combattere è invece buttare il cuore oltre l’ostacolo e passare all’azione. Combattere è cambiare nel profondo la cultura e andare verso un nuovo Umanesimo anche in azienda. Ascoltare, valorizzare e coinvolgere dovrebbero essere le parole chiave.

Facciamo un passo indietro: dopo 30 anni di “incursioni” nelle realtà aziendali di tutte le dimensioni mi sento di affermare che la famosa frase “il capitale umano è il capitale più importante dell’azienda” è troppo spesso una grande ipocrisia. Fatta eccezione per alcune grandi multinazionali (pre-globalizzazione e pre-internet), dal “dopo-caduta-delle-torri-gemelle” l’attenzione alle Risorse Umane è entrata in una specie di grande ombra “schiarita” da tentativi “tattici” come il cosiddetto welfare.

Dopo l’11 Settembre e, soprattutto, dopo la crisi finanziaria del 2008 il contenimento dei costi ha colpito sempre di più il capitale umano. Ma come? Non era quello più importante? La riduzione degli organici, qualche volta necessaria, costringe le persone a lavorare anche per quelli che hanno lasciato l’azienda. Stager e precari, lavoratori a tempo determinato ruotano velocemente e la qualità finale peggiora. Non credo che la competitività si sviluppi solo con le leve finanziarie e con la riduzione dei costi, bisogna anche e soprattutto puntare a produttività accoppiata alla qualità. Sono le persone che sviluppano la produttività e la qualità: da chi fa ricerca sui nuovi prodotti fino all’ultimo operaio della catena che assicura gli standard desiderati, non fa scarti e risolve gli intoppi della linea.

Tornando alla crisi post Covid 19 penso che le aziende si divideranno in due grandi categorie: una parte continuerà, esasperandolo, il contenimento dei costi; l’altra parte deciderà di rischiare e di investire, anche sulle Risorse Umane. In questi giorni continuiamo a dire che uniti usciremo dal tunnel. Bene! Applichiamo questa teoria anche in azienda fra Direzione, impiegati e base operaia. Un nuovo patto di rilancio della vita aziendale e del suo futuro, un patto che ha bisogno di coinvolgimento autentico per essere perfezionato.

Ben venga lo sviluppo di tutte le leve motivazionali classiche e nuove. Bisogna però mettere mano una volta per tutte a una nuova responsabilizzazione dei capi, specie quelli intermedi. Insegniamo (o ricordiamo) loro che ascolto, feed back e magari qualche elogio di incoraggiamento sono aspetti importanti. Dopo la ripresa delle attività diamo impulso ai fatti (formazione, comunicazione interna, welfare, etc.) ma non dimentichiamo di dire “grazie” e “brava/o” ai nostri collaboratori, soprattutto in questi momenti difficili.

Perché sono pochi i “capi” che lo fanno!


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