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Responsabili e Competitive

Responsabili e Competitive

Responsabili e Competitive

 

Dopo anni in cui il tema della Responsabilità sociale d’Impresa (RSI) è stato marginale o comunque relegato a materia di convegni per pochi eletti o visionari, abbiamo assistito ad un cambio di passo nella strategia di Confindustria e anche nei fatti.

Il nuovo presidente Enzo Boccia ha deciso – all’inizio del suo mandato – che la responsabilità sociale d’impresa e la sostenibilità sono a tutti gli effetti temi di politica industriale, anzi uno dei fattori che incidono sulla competitività dell’impresa. Oggi la RSI è inserita – con pari dignità – nella delega delle politiche industriali del Vicepresidente Pedrollo insieme a Ricerca e Innovazione, Infrastrutture, Ambiente e Industria.

Nel suo discorso di insediamento Boccia ha ben chiarito cosa intendiamo per politica industriale: vuol dire valorizzare la capacità manifatturiera del paese – la seconda manifattura europea, quinta del mondo – attraverso la creazione di un’industria innovativa, sostenibile e interconnessa, capace di incorporare i progressi scientifici nella produzione, di trasformare i tanti vincoli di questo paese in opportunità e di sfruttare le potenzialità del digitale.

Per farlo dobbiamo puntare lo sguardo sul medio e lungo termine, perché è in gioco la nostra visione di impresa e il punto è l’assunzione di responsabilità da parte di tutte le imprese, indipendentemente dalla loro dimensione, nei confronti della società e delle comunità in cui viviamo. E’ la constatazione che il modello di sviluppo non può essere insostenibile e che dobbiamo attrezzarci per passare a un nuovo sistema che coniughi competitività, innovazione e sostenibilità ambientale e sociale.

Questa consapevolezza nasce da elementi ormai concreti: il mercato e i consumatori premiano chi produce o investe sul green e sull’innovazione, sia in termini di processi di produzione che di prodotti, così come dalla finanza arrivano segnali nuovi come alcuni grandi fondi internazionali che stanno adottando un approccio di esclusione di determinati titoli, per privilegiare chi ha un impegno attivo su temi come l’ambiente, la società e la corporate governance.

Anche il sistema normativo si è mosso con la nuova Direttiva della Commissione europea (direttiva 2014/95/UE) sulla diffusione delle informazioni non finanziarie, conseguenza della richiesta da parte del pubblico di una maggiore trasparenza sulle informazioni di carattere non finanziario, di quegli “assets intangibili” che sempre più stanno diventando determinanti nella valutazione del rischio d’impresa.

Il neo costituito Gruppo Tecnico di Confindustria ha quindi il compito di far riconoscere la RSI quale tema di competitività, di un “nuovo” modo di fare impresa, in un momento in cui le imprese oltre al profitto promuovono la creazione di valore sociale.

Uno dei nostri obiettivi è combattere la cultura anti industriale che da anni pervade il nostro paese attraverso i fatti – che ci sono – e la loro narrazione, evidentemente ancora troppo debole e frammentata.

Nel 2014 abbiamo promosso il road show sulla sostenibilità nelle territoriali del sistema (uno strumento di informazione e formazione per raccogliere suggerimenti, esperienze, etc.), che si è concluso a Torino a metà novembre alla presenza del Presidente Boccia.

Le varie tappe del road show ci hanno visto percorrere l’Italia dal sud al nord e ogni tappa aveva una sua peculiarità e un suo focus legati ai territori: sostenibilità e competitività è il tema scelto da Bari e da Salerno; le politiche della legalità sono state scelte dalla Sicilia e da Genova; le pratiche virtuose da Parma; i temi della resilienza dalla territoriale dell’Aquila, duramente colpita dal terremoto; il welfare dalla territoriale della Romagna.

Attraverso queste tappe ho ascoltato le storie di tanti imprenditori, uomini e donne coraggiosi, di talento, di passione, un orgoglio per il Paese ed è stato importante perché raccontare queste storie vuol dire portare degli esempi e dei modelli di vita e comportamento di cui sicuramente abbiamo bisogno per la nostra ripresa non solo economica, ma anche morale e sociale.

Decine di imprenditori fieri del loro lavoro e dell’impegno che ogni giorno hanno nei confronti dei loro dipendenti e delle loro comunità in una logica di condivisione e di sviluppo: se cresce l’impresa cresce il benessere. Se viene meno l’impresa, viene meno l’Italia.

Ma, mentre le grandi imprese hanno mezzi e risorse per affrontare adeguatamente l’impegno per l’ambiente e per la società, ci sono altre imprese, le nostre PMI, che vanno aiutate ed affiancate in questo percorso.

Per questo ci siamo posti alcuni obiettivi nel breve termine per dare concretezza a questo impegno.

Una prima area di azione è stimolare le istituzioni (dai Ministeri alle Regioni, alla Consip, all’Anac) ad emanare provvedimenti concreti per incentivare le buone pratiche, in una logica di premialità nelle gare, di incentivi fiscali, di contributi finalizzati a dotarsi di strumenti di rendicontazione che possano essere valutati all’interno dei rating e delle certificazioni. Dato che – come spesso accade in Italia – qualcosa si fa ma per lo più in modo non coordinato – è anche opportuna una mappatura dell’esistente per intervenire ove necessario e con gli strumenti più adeguati e di interesse per le nostre PMI.

Una seconda area riguarda il networking, la contaminazione delle esperienze e quindi l’apertura di tanti tavoli per condividere quanto di positivo esiste e trasmetterne modelli e strumenti per far sì che il numero di aziende socialmente responsabili aumenti progressivamente. Lavoreremo dunque con il mondo della finanza e con le associazioni già attive in questo ambito.

Un terzo ambito riguarda la formazione, interna innanzitutto, per portare nelle nostre territoriali e tra le categorie informazioni e modelli replicabili ed adattabili.

La strada – lo sappiamo – è ancora lunga ma dopo decenni di discussioni “accademiche” e di tante delusioni, oggi abbiamo la sensazione che il concetto di RSI stia finalmente uscendo dalla sua nicchia per diventare davvero un tema di governance dell’impresa, una parte del modello di business.

E come è vero che tanti sono coloro che hanno investito solo in operazioni di “estetica” e di apparenza con esempi talvolta veramente disonorevoli, altrettanti – meno visibili – hanno investito nelle imprese e nelle persone, creando modelli di eccellenza e di benessere che rappresentano un motivo d’orgoglio per il nostro Paese.

Rossana Revello

Presidente

Gruppo Tecnico Responsabilità Sociale d’Impresa Confindustria