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CONSUMO SOCIALMENTE RESPONSABILE: italiani al primo posto in Europa

CONSUMO SOCIALMENTE RESPONSABILE: italiani al primo posto in Europa

In crescita del 12% vs. il 2012 il numero degli italiani che, negli ultimi 6 mesi,  hanno acquistato prodotti e/o servizi da aziende impegnate socialmente. Sono il 38% (+ 5 punti rispetto alla media europea) coloro che si dichiarano disposti a pagare di più per acquisti da aziende che hanno sviluppato programmi di responsabilità sociale, mentre il 53% della popolazione preferirebbe lavorare per un’azienda con un positivo impatto sociale e ambientale.

I dati emergono dalla survey Global Corporate Citizenship realizzata da Nielsen – azienda leader globale nelle misurazioni e analisi relative ad acquisti e consumi, utilizzo e modalità di esposizione ai media – intervistando oltre 28.000 utenti internet in 56 Paesi del mondo. L’indagine, giunta alla sua terza edizione, ha l’obiettivo di individuare i giudizi e le percezioni dei consumatori sui comportamenti socialmente responsabili propri e delle aziende operanti sul territorio.

Il compratore più attento alle tematiche ambientali e sociali è in grado di riconoscere un effettivo valore aggiunto in termini di premium price e di fiducia. Questo il suo identikit: ha meno di 40 anni, è asiatico, sensibile alle tematiche ecologiche e utilizza i social media per gli acquisti.

Con il 63%, sono i giovani sotto i 40 anni i consumatori più socialmente responsabili. Il 50% degli intervistati tra i 15 e i 39 anni pagherebbe infatti un “premium price”, rispetto al 37% over 40. Tra le differenze anche quelle geografiche: in America Latina (49%), Medio Oriente e Africa (53%) e Asia (55%) i consumatori si dimostrano più sensibili al supporto di cause sociali rispetto a quelli del Nord America (35%) e dell’Europa (32%). La più alta concentrazione di consumatori socialmente responsabili è nelle Filippine (68%), la minore nei Paesi Bassi (21%). Da notare che in Europa l’Italia è al primo posto con il 38%.

Anche il numero di imprese italiane impegnate nella responsabilità sociale è in crescita. A rilevarlo è l’ultimo rapporto sull’impegno sociale delle aziende dell’Osservatorio Socialis : il 73% delle imprese italiane con più di 80 dipendenti mette in pratica strategie di CSR. Lotta agli sprechi, ottimizzazione dei consumi energetici e ciclo dei rifiuti i temi caldi.  Un dato interessante se confrontato con quello del 2011, in cui le imprese responsabili erano il 64%. Sul lato finanziario, dall’indagine emerge che gli investimenti medi  in CSR nel 2013 sono diminuiti del 25% rispetto al 2011, ma per il 2014 il budget sta crescendo (nel 2013 l’importo totale delle risorse destinate alla CSR a livello nazionale  è stato di 920 milioni di euro). Il finance, il commercio, il farmaceutico e il manifatturiero i settori più attivi, seguiti da quello tecnologico-informatico. In passato la più diffusa era la dimensione della responsabilità sociale d’impresa legata alle donazioni, mentre adesso si punta tutto sull’ambiente: riduzione dello spreco di acqua, carta e illuminazione,  risparmio energetico, raccolta differenziata. Si sta costruendo una rete imprenditoriale consapevole della preziosità delle risorse e dell’importanza di adottare processi produttivi sostenibili: l’impatto sociale come principio cardine della strategie d’impresa.

L’impegno delle imprese in progetti di Corporate Social Responsibility è un ulteriore fattore di valutazione da parte dei clienti; pertanto una maggiore attenzione al tema diventa strategica, soprattutto agli occhi di un consumatore per il quale il  gap “tra il dire e il fare” si va sempre più assottigliando”.
Tra le principali ragioni che spingono gli italiani all’acquisto consapevole troviamo:  l’impegno delle aziende per la riduzione della mortalità infantile (62%, media UE 57%), per la disponibilità di acqua potabile sul pianeta (58%, media UE 59%) e per l’eliminazione della povertà estrema e della fame (56%, UE 53%).